Assemblea Diocesana – Relazione Fine Triennio 2017-2020 – Presidente Diocesano

1° Febbraio 2020 ore21, accendo la candelina della Candelora, mi hanno sempre insegnato a pregare davanti alla luce del Risorto, specialmente nei momenti di difficoltà!

Prego per don Igor!

Poi per tutte le associazioni parrocchiali. Come mi è capitato di dire in qualche assemblea parrocchiale quest’ultima preghiera mi accompagna da sempre, ma con particolari intenzioni l’ho affidata al Signore durante tutto il cammino di Santiago fatto a giugno e davanti alla tomba del Santo ho pregato per tutti voi.

E comincio a scrivere questa relazione di fine triennio!

Triennio attraversato dalle 3 parole chiave scelte dal Centro Nazionale: CUSTODIRE- GENERARE- ABITARE.

CUSTODIRE: una storia lunga 150 anni ci restituisce una responsabilità, cioè quella di custodire quel messaggio iniziale che ha attraversato la storia politica e sociale del nostro Paese e ancora oggi si incarna a partire dalle piccole realtà parrocchiali.

Custodire è un verbo che mi fa pensare ad un meraviglioso scrigno che contiene tanti tesori: e questi sono le nostre associazioni parrocchiali, i bambini, i ragazzi, i giovanissimi, i giovani, gli adulti che si spendono ogni giorno, che si impegnano, che lottano contro tanti eventi contrari.

Prima di tutto voglio ricordare il rischio del neopelagianesimo e del neognosticismo a cui  fa riferimento papa Francesco  nell’Evangelii Gaudium al n. 94 che cita “porta a confidare nel ragionamento logico e chiaro, il quale però perde la tenerezza della carne del fratello. Il fascino dello gnosticismo è quello di «una fede rinchiusa nel soggettivismo, dove interessa unicamente una determinata esperienza o una serie di ragionamenti e conoscenze che si ritiene possano confortare e illuminare, ma dove il soggetto in definitiva rimane chiuso nell’immanenza della sua propria ragione o dei suoi sentimenti» e che ha ben ripreso il nostro Vescovo nella sua prima lettera pastorale. Dunque custodire sta anche riportare il mondo ai valori soprannaturali, non si esaurisce nell’ennesimo piano per cambiare le strutture, significa invece innestarsi e radicarsi in Cristo lasciandosi condurre dallo Spirito. 

Sì noi oggi siamo in un particolare momento storico, sempre per citare papa Francesco non un’epoca di cambiamenti, ma in un cambiamento d’epoca. E questo care sorelle e fratelli è la sfida  dell’Azione Cattolica; un’AC che non serve né il mondo né la Chiesa se sta rinchiusa nelle proprie sedi. Allora custodire significa tenere fermo il passo sui valori fondamentali dell’essere cristiani, non svuotando di significato la vita, i gesti, l’impegno di coloro che ci hanno preceduti. Ho trovato bellissimo il percorso fatto con gli adultissimi che ci ha portato prima all’incontro regionale di Casalbordino e poi a quello nazionale a Roma col Papa: nel sentire i loro racconti, le loro testimonianze si intuisce quanto sia importante fare sempre memoria, valorizzare, condividere e dunque rendere viva la parola custodire.

GENERARE: Cito Bachelet, di cui quest’anno ricorre il 40°anniversario del suo assassinio, è “apprendere la virtù dell’incontro”. Generare quindi significa curare la vita spirituale affinché questa sia in grado di animare, vivificare l’impegno nel mondo e per il mondo.

Generare è un compito difficile, chi è genitore ha sperimentato sul proprio corpo o sulla propria esperienza cosa significa! Ma anche chi genera rapporti autentici, chi fa nascere le associazioni, chi dà vita a reti di colleghi, di vicini, di categorie, chi si spende per far nascere qualcosa che possa portare frutto nella società, nel mondo, nella chiesa, sa quanta fatica bisogna impiegare!

Ecco fatica… una parola che bisognerebbe abolire dal vocabolario dei cristiani, ancor più dei responsabili che prendono un incarico, un impegno. Qual è il segreto per far questo? Sostituire alla parola fatica la parola gioia! E com’è possibile? Curando la vita spirituale! Solo chi vive un rapporto intenso, una fede (cito uno dei formatori della mia vita di giovane educatore Acr, don Tonino Lasconi) fresca e liberante con nostro Signore Gesù Cristo può generare! Perché non generiamo noi stessi, le nostre “perfette” associazioni o le nostre “perfette” famiglie, ma partecipiamo alla forza creatrice di Nostro Signore.

ABITARE:  l’importanza di saper ricostruire una cultura che viva le realtà del nostro tempo, un’associazione che non sia chiusa nelle sacrestie, ma sia presente in ogni luogo dove necessiti promuovere la centralità della persona umana. Forse serve porci degli interrogativi sulla scarsità ad impegnarci nel servizio delle responsabilità, se leggiamo questo dato partendo dal fatto che “abitiamo” le parrocchie e tutte le energie vengono spese per quest’ultime potrebbe essere un dato positivo perché è nel DNA dell’azione cattolica vivere in stretto contatto e nella massima collaborazione con i parroci, e diciamo pure che su questo loro ci contano molto, ma è pur vero che a volte questo diventa un alibi per sfuggire ad opportunità di far crescere anche la dimensione diocesana che a sua volta è fonte di ricarica energetica per le parrocchie e i singoli soci.

Quindi abitare la quotidianità dell’essere laici è ciò che in primis il mondo ci chiede (e vi sottolineo l’importanza del convegno che faremo il 7 marzo proprio su questo tema!), ma abitare anche le nostre associazioni rendendole luoghi dove tutti si sentano accolti, ascoltati, valorizzati e uniti.

All’Assemblea Nazionale sarà riconsegnato il Progetto Formativo, non è stato riscritto, ma solo revisionato, alleggerito di parti un po’ obsolete e soprattutto che ha come punto di riferimento l’Evangelii Gaudium, per renderla sempre più viva e concreta.

Infine un’ultima considerazione sul contributo dei presidenti parrocchiali sulla vita associativa con prospettive per il prossimo triennio:

  • Per la cura dei luoghi della condivisione e progettazione associativa bisogna puntare sulla formazione dei consigli parrocchiali e del comitato presidenti;
  • Per la partecipazione attiva dei processi di cambiamento in atto nelle chiese locali aiutare a far crescere i consigli pastorali parrocchiali (dove l’AC è sempre presente);
  • Per accompagnare le fasi dell’esistenza curare sempre più la fascia adultissimi, e le famiglie con i piccolissimi;
  • Per dare rilevanza agli aspetti sociali e politici si suggerisce l’approfondimento di tematiche legate alla Dottrina Sociale della Chiesa;
  • Per continuare a costruire alleanze aprendo spazi di confronto si sottolinea l’importanza di partecipare e far crescere la collaborazione con gli uffici diocesani ( vedi pastorale familiare, pastorale scolastica, ecc.)
  • Per educarci ad abitare l’ambiente digitale proporre incontri sull’uso responsabile dei social.

Concludo dicendo che questi due trienni sono stati una bellissima esperienza di vita, con momenti felici e meno felici, ho ricevuto tanto ho dato tanto, l’Azione Cattolica è per me la seconda famiglia…(a volte la prima!), spero e prego sempre che tanti giovani possano incontrare Cristo come è capitato a me all’età di 16 anni entrando in questa Casa!

Fraternamente in Cristo…Giusy

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