Il processo di secolarizzazione, concepito come progressiva emarginazione delle religioni, era ritenuto un esito inevitabile della modernità, ma a partire dagli anni ottanta del secolo scorso le tradizioni religiose hanno acquistato sempre più spazio.
Per contro l'uomo sta costruendo una società
in cui l'esistenza di Dio viene messa in discussione e nella quale si tende a ridurre lo stesso ad una sola dimensione : quella orizzontale ritenendo irrilevante la sua vita trascendentale : bastiamo noi stessi, siamo del tutto autonomi, anzi autosufficienti e dietro le quinte si rivelano insicurezza, disagio, paura, disorientamento.
Il confronto con il diverso da sé è spesso percepito come qualcosa di minaccioso, come una realtà conflittuale e competitiva dove l'altro è un nemico da cui difendersi o del quale appropriarsi come strumento per i propri scopi o per essere a propria volta fagocitato.
Il benessere e la felicità sono dichiarati "diritto", persino "dovere" e rischiano di diventare ben poco e l'insistenza diventa il vero volto nichilistico.
In questo contradditorio contesto, in cui la società non sostiene la religiosità e la Chiesa ha il compito di rendere presente Dio nel mondo, il sentito bisogno di tornare all'origine (partire dal principio) e dell'educazione risultano essere gli elementi sorgivi della fonte della questione dell'evangelizzazione e il nostro presidente nazionale, Franco Miano, nella sua ultima pubblicazione “Chi Ama Educa”, ci dona un forte contributo.
Il termine “educazione” da un punto di vista antropologico e cristiano, non è rivolto a chi della vita fa un’opportunità di sola crescita personale, ma a tutti coloro che amano il prossimo e che investe sulla libertà delle persone. E’ necessario pertanto che ogni comunità si riarmi, non solo di tecniche, se pur necessarie, psico-pedagogiche, ma della propria identità per creare una santità popolare che si unisce a un percorso vocazionale e suscita responsabilità, per una visione futura di una società responsabile. Una società che incolpa i giovani (discutendo di una futura generazione) come i ragazzi fossero diversi da quelle del passato e il primo punto, essenziale per tutti, e l’impegno nella vita famigliare e professionale.
L’associazione in tale ambito, per vocazione, deve diventare un punto di riferimento per tutti, quindi capace di cura e accompagnamento: se in una parrocchia non si può formare un gruppo di ragazzi perché mancano educatori, ciò sta a significare che ci sono adulti e giovani che non consentono al futuro di emergere in quella determinante realtà.
L’AC si deve assumere sempre il compito di far rinascere significativamente delle vocazioni educative. Questo è il più grande servizio che possiamo oggi rendere al bene comune. La formazione che si realizza non è di carattere puramente intra-associativo, ma ha una pura valenza umana, e si apre alle problematiche sociali e interagisce con queste.
È evidente che l’idea della realtà parrocchiale deve rimuoversi e dirigersi verso i muretti delle città, dove i giovani si riuniscono, o i luoghi di incontro degli adulti.
Se è vero che la crisi dipende da una fase di passaggio, è vero anche che essa assume un aspetto di transazioni polivalente offrendo all’AC e alla persona un tempo di crescita e fecondità.
Appare evidente la necessità di creare formatori competenti e generosi, coraggiosi e disponibili, capaci di comunicare.
Per questo il progetto formativo, lo statuto, e i sussidi (Sentieri di speranza, Nel cantiere della formazioni, Pietre Vive, …) giocano un ruolo importante : di spunto, di riflessione e punto di d'inizio. Essi ci riconducono costantemente la centralità in Cristo e nella Chiesa: è necessario interpellare noi stessi per suscitare le domande in un tempo problematico.
Esiste un senso vocazionale della vita che dobbiamo ritrovare ed aiutare a ritrovarci. Da qui il significato della responsabilità in AC : vogliamo continuare ad essere scuola di vocazioni in senso complessivo e di vocazioni laicali in modo significativo, facendosi carico di se stessi. La vita personale comunica con la capacità di riprendersi, di ri-possedersi per riportarsi ad un centro e raggiungere la propria unità. Se ciò può sembrare un riempimento in realtà il fattore principale è la concentrazione e la conversione delle forze: l'educazione implica un educatore ed un educando posti in una relazione asimmetrica, non in termini di valore, ma di responsabilità che il primo ha in misura maggiore rispetto al secondo.