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La scelta democratica dell’AC
Scritto da Marco Palareti   
Venerdì 14 Maggio 2010 10:58

La scelta democratica dell’AC affonda le sue radici nel concilio Vaticano II, che definisce la Chiesta popolo di Dio e affida ad ogni credente, in virtù del Battesimo, il compito di testimoniare la fede e assumersi responsabilità nella missione della Chiesa.

Il momento assembleare è la massima espressione di tale scelta; ecco perché richiede un’adeguata preparazione. Il cammino assembleare costituisce motivo e occasione di discernimento per la vita di ogni aderente e per la qualità della vita associativa. Ogni tre anni l’AC ci offre l’opportunità di verificare l’andamento del nostro cammino di fede, verificare l’adeguatezza, lanciare nuove proposte. Ciò che più mi affascina dell’Azione Cattolica è il voler responsabilizzare ciascun socio nell’elaborazione del proprio cammino di fede, senza affidarsi alla guida di un leader carismatico. Questa risorsa rende l’AC unica nel suo ambito, forse un po’ macchinosa nel mettersi in moto, ma inarrestabile una volta oliati gli ingranaggi. Unica controindicazione: tutti devono offrire il proprio contributo per garantire l’efficacia e la validità della proposta. Può infatti accadere che un leader perda la lucidità, forza, intensità, convinzione, ma se i leader sono trecentomila ognuno può sopperire alle debolezze del fratello e trecentomila carismi sono indubbiamente più variegati, ricchi, fecondi di un solo “predestinato”. Non ci credete? Provare per credere! Purtroppo, questa interdipendenza che è la nostra forza, è anche la nostra debolezza. L’ignavia, lo scoraggiamento, l’apatia, la mancanza di attenzione nelle relazioni interpersonali possono offuscare l’identità associativa, fedele, consapevole. Nessuno deve far mancare il proprio apporto, che è unico e insostituibile. Solo a queste condizioni il Signore moltiplicherà i nostri frutti e potremo continuare ad essere scuola di santità.

 

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